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135° Sezione di Susa: saluto del presidente CAI


Certamente il tratto dell’arco alpino occidentale che fa corona alle valli convergenti su Torino era percorso, già da tempo, da cacciatori ed alpigiani. Ma se poco più a nord, e precisamente nelle Valli di Lanzo,l’esplorazione alpinistica a scopo di osservazione scientifica si può datare 150 anni or sono

con le salite ad opera di Antonio Tonini alle Uja di Ciamarella, Bessanese e Mondrone, nella Valle di Susa la prima ascensione nota, nel gruppo che domina il suo lato settentrionale, è la salita di Martino Baretti alla punta Sommeiller nel 1871 e, ad opera dello stesso, quella alla Pierre Menue del 1875.

E’ quindi evidente che in quella data l’attività alpinistica, che muoveva appassionati e studiosi dalla città ai monti, era già fervida e vi erano, quindi, i presupposti per il costituirsi di centri di riferimento associativo.

In tale clima storico e culturale nel luglio del 1872 vede la luce, ottava dopo la fondazione del CAI, la Sezione di Susa, i cui scopi statutari erano mirati alla conoscenza dei monti della Valle, mediante l’organizzazione di escursioni, ascensioni e esplorazioni scientifiche.

In tali attività, la vita sezionale si distinse particolarmente con opere quali l’istituzione di una stazione meteorologica per l’osservazione degli eventi atmosferici di tutta la Valle e, ancora, la costruzione di tre rifugi: lo Scarfiotti, il Monte Nero, e della Rho.

In epoca più recente, dopo la ricostituzione della Sezione nel 1977, è da segnalare la costruzione di tre bivacchi e il recupero, il tracciamento e la segnalazione di sentieri, tratti dei quali sono compresi nella “Via Alpina”.

A quelli che un tempo erano obiettivi prioritari, altri si sono aggiunti riguardanti la vita ed il territorio montano. In particolare, le problematiche concernenti l’urbanizzazione e le infrastrutture dei fondo valle di cui la Val di Susa è, suo malgrado, al centro dell’attenzione politica e, di conseguenza, dei media.

In tale ambito la sfida è sicuramente importante, come può essere importante il ruolo che spetta alle Sezione della Valle rappresentate dai 3.000 soci dell’Intersezionale Valli di Susa e Sangone.

Dalla parte del CAI sta una tradizione di tutela del territorio in una visione umanistica (non necessariamente antropocentrica!), priva di fondamentalismi. Ed è proprio ispirandosi a tale concetto che deve riaffermarsi, nel presente e nel futuro, la ragion d’essere del nostro Club.

Consapevole di tali responsabilità, unitamente al riconoscimento di quanto fin qui fatto dalla Sezione, intendo esprimere un forte e sentito Augurio per la sempre maggior diffusione del nostro messaggio associativo quale elemento trainante di una cultura per la montagna. 

Excelsior!                                                                                      (Annibale Salsa)

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