Il rifugio-bivacco è stato inaugurato nel 1982 ed è dedicato al vigile del fuoco torinese Piero Vacca, morto il 12 maggio 1980 a soli quarantadue anni, precipitando dalla parete della Rocca Sbarùa durante una esercitazione del Soccorso Alpino.
Nonostante sia formalmente in territorio francese
(a seguito dei Trattati di Parigi del 1947) si trova il linea d’aria a meno di 2 Km. da Bar Cenisio ed è in comodato d’uso della sezione del CAI di Susa.
In data 22.12.2005 l’allora Presidente della CAI Sezione di Susa Giovanni Allemano richiedeva al Sindaco del Comune di Venaus di ottenere in comodato d’uso l’immobile posto in località Cima di Bard non meglio specificato in mappa catastale in quanto struttura ex militare denominato “bivacco Piero Vacca”, di cui la sezione, da anni ne garantisce, attraverso il volontariato, la manutenzione ordinaria e straordinaria atta a favorire all’escursionista un adeguato ricovero in caso di necessità.
Si evidenzia in tal senso che la struttura pur non essendo custodita, è risultata sempre accessibile a chi ne voglia far uso. La Sezione si è impegnata a sostenere gli oneri per la stipula del relativo atto pubblico, le spese ordinarie e straordinarie derivanti dall’uso della struttura, nonchè ad utilizzare l’immobile esclusivamente per le finalità sopra esposte, esonerando il Comune da ogni responsabilità nei confronti della Sezione medesima e degli utenti dell’immobile.
Fin dal 2006 il CAI Sezione di Susa ha gestito il Bivacco “Piero Vacca” sito in Località Vallone di Bard - M.Giusalet del Comune di Lanslebourg (F).
Dopo numerosa corrispondenza con vari Enti per individuare la proprietà del manufatto, regolarizzare la posizione tecnica-amministrativa sia francese che italiana al fine di accatastare lo stesso, pur non avendo raggiunto tale obiettivo, in data 02.03.2007 il Consiglio comunale di Venaus con deliberazione n. 10/2007 concedeva il diritto di superficie per anni 30 allo stesso di detto edificio da destinare a ricovero degli alpinisti, dando atto che la proprietà dell’immobile e la relativa responsabilità civile avrebbe gravato sul superficiario, formalizzando una deliberazione con gli opportuni atti, secondo il diritto francese e italiano, redatti a cura e spese del CAI sezione di Susa.
I Presidenti che nel frattempo si sono succeduti si sono interessati della questione e tentato, tra l’altro, di individuare un professionista per affidare la pratica sia presso il Comune francese che presso gli uffici italiani, ma invano.
Recentemente la sede centrale del CAI di Milano, attraverso scritti e comunicazioni verbali ha raccomandato ai Presidenti di Sezione del CAI di porre la massima attenzione per la responsabilità degli stessi derivanti dalla gestione dei rifugi e dei bivacchi, chiarendo che: “se non si può dimostrare a quale titolo si gestisce il bivacco e se il bivacco stesso non è accatastato e assicurabile, è consigliabile non apparire come responsabili dello stesso, comunicando ai Comuni competenti e ai possibili fruitori che il bivacco non è gestito dal CAI”.
Pur avendo sempre posto la massima attenzione alla sicurezza della struttura ma non sempre c’è stato altrettanto attenzione e responsabilità da parte di alcuni utenti.
Alla luce di quanto sopra il Presidente ha ritenuto che il bivacco Vacca debba necessariamente, pur con sommo rammarico, essere dismesso al Comune di Venaus, confortato sia dal Consiglio Direttivo che dall’Assemblea Ordinaria 2026, che hanno accettato e votato la proposta favorevolmente, con effetto immediato, comunicando al Sindaco di rinunciare alla concessione a suo tempo concessa, consegnando le chiavi e declinando ogni responsabilità civile e penale, comunicando nel contempo al Presidente del CAI Centrale di Milano tale decisione ed eliminando dal sito web della Sezione di Susa ogni riferimento alla struttura.
E’ con vero rammarico che il Bivacco Vacca, importante punto di riferimento per i soci del CAI di Susa e non, nonché dei numerosi alpinisti debba finire di esistere.
Un altro punto di forza della Valle di Susa che tristemente sparisce.
Il CAI di Susa con il suo Presidente, il suo Consiglio Direttivo e la sua Assemblea si scusa per questa sofferta e obbligata decisione.
Eligio Alasonatti