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Montagne
come sentieri di benessere e di salute
Che per noi la montagna rappresenti un
richiamo irrinunciabile è evidente, ma che la nostra passione possa
contagiare chi sembra esserne immune è l’obiettivo che ci ha
condotti a sviscerare in questo numero di Muntagne Noste le ricadute
positive, sul corpo e sulla mente, dell’andar per monti.
2010
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Editoriale
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Articoli 2009
Acqua
come arché,
principio di tutte le cose: già nel VI secolo avanti Cristo il
filosofo greco Talete aveva ipotizzato che l’origine del cosmo sia
in questo elemento della natura, poiché non può esistere vita in sua
assenza. Acqua come mezzo di distruzione: nel biblico racconto del
diluvio universale l’acqua si trasforma in una terribile punizione a
cui nessuno può sfuggire, se non per volontà divina. Tra questi due
estremi, una certezza scientifica: l’H2O,
due molecole di idrogeno legate ad una di ossigeno, è oggi più che
mai un bene prezioso da preservare, di cui troppi uomini e donne
scarseggiano e che per contro tanti sprecano. E’ fondamentale per la
nostra esistenza ed un bene irrinunciabile in base al quale si
valuta il grado di civiltà di una nazione. Proclamata nel 1993
dall’Assemblea delle Nazioni Unite, ogni anno il 22 marzo si celebra
la Giornata Mondiale dell’Acqua: perché la carenza d’acqua è
un’emergenza mondiale ed in alcune aree del pianeta è una vera e
propria catastrofe. Il 23 settembre 2008 si è consumato l’earth
overshoot day,
giorno di ogni anno in cui si esauriscono le risorse rinnovabili,
acqua compresa. Ciò significa che a partire da quella data
consumiamo quasi il 40% di quello che la natura può offrirci senza
impoverirsi. Acqua come risorsa non illimitata, dunque: la storia ci
mostra come si sia passati dalla necessità di difenderci dall’acqua
a quella di difendere l’acqua da attività antropiche sempre meno
attente alla straordinaria fragilità dei beni naturali. La
conoscenza e la consapevolezza di un problema così grave impongono
di guardare con occhi diversi il territorio in cui viviamo e di
mettere in atto comportamenti e strategie mirate. Acqua↔montagna è
dunque il
fil rouge
che lega le pagine del
nostro Annuario 2009, nella convinzione che conoscere, vivere e
difendere la montagna significhi anche riflettere sul fatto che il
comune denominatore di tante attività, sportive ed economiche,
praticate da secoli in questo delicato ecosistema, è il prezioso oro
blu. Usata, sprecata, amata, temuta, desiderata: l’acqua in tutti
gli stati in cui si presenta assume nelle nostre valli un rilievo
che non può essere disconosciuto. Per tale ragione abbiamo voluto
approfondire il rapporto che unisce attività fondamentali per la
sussistenza delle popolazioni alpine come l’agricoltura e
l’allevamento alle risorse idriche, rapporto che ha comportato la
realizzazione già in tempi remoti di ardite opere di canalizzazione
e di ingegneria idraulica che segnano ancora oggi il nostro
paesaggio: canali, mulini, bealere e dighe. Un altro aspetto sul
quale ci siamo soffermati/e riguarda la rivoluzione industriale e
l’utilizzo delle macchine, fenomeni legati indissolubilmente allo
sfruttamento dell’acqua: ancora oggi la stessa acqua che muove le
turbine, e che è stata definita con un felice ossimoro carbone
bianco, è strumento di divertimento e di svago. Essa costituisce
anche la materia prima dei nostri amati sport: sci, racchette da
neve, cascatismo, canyoning traggono infatti la loro linfa vitale
dal prezioso elemento e dalle penne di chi pratica tali sport sono
nati articoli che sottolineano la sua fondamentale funzione. Ci
siamo inoltre interrogati/e sulla produzione della neve artificiale
- cercando di confrontare benefici ed impatto sull’ambiente - sulla
penuria di acqua laddove sino a pochi anni fa essa zampillava
copiosa e anche sul dissesto idrogeologico. Terribili alluvioni e
conseguenti piene hanno infatti causato sconvolgimenti anche
nelle nostre valli, abbiamo pertanto ripercorso tristi pagine della
nostra storia anche se la maggiore coscienza ambientale di oggi ha
messo in luce che la vera causa di tante tragedie annunciate sono
spesso scelte sbagliate dell’uomo. I dati sullo spreco, la
costruzione di fontane e di ghiacciaie, l’acqua ispiratrice di voci
poetiche completano poi l’Annuario 2009. Chiare, fresche et dolci
acque, non quelle di petrarchesca memoria, ma quelle che scorrono
tra i nostri monti, danno vita a magnifiche cascate, scavano
tenebrosi orridi, irrigano prati, dissetano uomini e animali ed
evaporando tornano sotto forma di cristalli ad imbiancare la terra.
Beni preziosi da custodire e difendere e di cui abbiamo voluto
parlare, perché siano patrimonio comune di tutti noi, che amiamo
questa Terra e la vogliamo conservare integra per ogni forma di vita
futura.
Tiziana Abrate
Anna Gastaldo
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Introduzione:
Una Valle di passaggio
Attualmente la nostra
valle viene definita "corridoio di servizio per il
transito internazionale", in altre epoche era
semplicemente una valle di passaggio, anzi LA VALLE di
passaggio per eccellenza verso occidente.
Non sono state oscure macchinazioni o ambigue
cospirazioni a riservare al nostro territorio tale
ruolo, ma, molto più semplicemente, la sua collocazione
geografica e la sua struttura morfologica.
Abbiamo deciso di offrire ai nostri lettori alcuni
spunti di conoscenza e riflessione. Vi racconteremo
storie di uomini che transitarono in valle, che
valicarono i nostri colli, che percorsero le "muntagne
noste". In questi scritti non c’è la pretesa di
spiegare tutto: millenni di storia valsusina non si
descrivono in pochi articoli, non è questo il nostro
ruolo nè saremmo capaci di farlo.
Abbiamo semplicemente scritto di colli e di montagne, di
contrabbandieri e di alpinisti, di condottieri e di
mercanti, di frati e di "eretici". Tutta gente che dalle
nostre parti è passata e non si è fermata; in alcuni
casi ha portato benessere e pace, in altri devastazione
e fame. È bello immaginare che i sentieri che
calpestiamo nelle nostre escursioni sono gli stessi
percorsi dalle legioni romane, dalle scarpette del
marchese Donatien De Sade, dai Valdesi nel loro
"Glorioso Rimpatrio", dalle zampe degli elefanti di
Annibale, da soldati di perduti regni e da gente di
perduta memoria. Crediamo che anche questo sia un modo
di vivere la montagna: percorrerla e raccontarla,
fermarsi a contemplare gli stessi scorci contemplati da
generazioni passate, uscire per un momento dai limitanti
schemi del "siamo andati da lì a là in x minuti, con un
dislivello di y metri".
Abbiamo cercato anche di offrire idee per escursioni,
arrampicate, ferrate, pedalate in MTB come è nostra
tradizione; le pagine finali sono dedicate all’attività
dell’Intersezionale.
Quando in redazione si è proposto di improntare questa
rivista sul tema "Una valle di passaggio", non tutti
erano favorevoli, per alcuni infatti la rivista deve
restare l’annuario dell’ Intersezionale. E’ una prova:
aspettiamo da voi lettori consigli e suggerimenti per
decidere insieme su quale strada continuare.
La
redazione |
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18
giugno 2006 Madonna della Bassa
UN’INTERSEZIONALE
PER TUTTI
 Fortunatamente l’Intersezionale
non è soltanto un’istituzione per pochi soci costretti a
scorazzare tutto l’anno in valle girando tra le varie
sezioni a discutere di argomenti che gastronomicamente
definirei "una pizza", ma è anche momento di
aggregazione con scambio di opinioni,esperienze
e…pettegolezzi.
Così anche quest’anno quando al
santuario di Madonna della Bassa, alle pendici del M.
Arpone, in 250 ci siamo ritrovati orfani dei nostri
inseparabili telefonini (mancanza di segnale) e senza
più l’ausilio dell’ormai obsoléto telegrafo ottico dei
fratelli Chappe tagliati fuori dal mondo e costretti al
dialogo, non abbiamo esitato ad abbandonarci ai
tradizionali bagordi disibinitori.
Inebriati dal vino e stuzzicati
da braciole, pollo e salsiccia, si filosofeggia,
spaziando dal TAV al CAI-LPV, dall’aumento del bollino
alla tassa decennale sulle cartine, dalla cottura della
carne (il sale va messo prima, durante o dopo?) ai
retrogusti del vino Avanà (Avenà, Avenai..).
I fumi dell’alcool salgono, i
tabù si infrangono, i miti crollano (vero Giorgio?)
pugnalati alla schiena da "amici" senza scrupoli (veroPieraldo,
Vittorio,……..).
Tra l’euforia generale al grido
di "Ezio!Ezio!Ezio!" si apre la tradizionale lotteria.
Lui ringrazia, estrae numeri, elargisce premi, ironizza
e si complimenta con i vincitori. Grande
Presidente…Ezio!
Mentre il vincitore del 1°
premio si allontana sulla fiammante mtb accompagnato dal
classico"ai voluto la bicicletta? Adesso pedala" la
festa si chiude tra saluti, strette di mano e
un’arrivederci al 12 novembre quando sulle note di una
canzone degli anni 60 andremo "tutti al mare…a mostrar
le chiappe chiare".
Claudio
Usseglio Min
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